domenica 8 novembre 2009

1989 - 2009: VENT'ANNI SENZA IL MURO DI BERLINO. UN MONDO FORSE NON MIGLIORATO, MA IL PREZZO DELLA LIBERTA' CONQUISTATA E' INESTIMABILE

20 anni fa la caduta del muro di Berlino. Cambiò il mondo. Non solo i tedeschi dell'est ebbero "accesso" al resto della loro Patria, non solo l'allora Cancelliere tedesco Helmuth Kohl ebbe il coraggio di sfidare gli scettici garantendo la riunificazione della Germania a costi sociali ed economici pesantissimi (i leghisti ancora erano in embrione), non solo il mondo chiuse la fase del socialismo reale, ma cambiarono anche gli scenari politici, dove lo spauracchio comunista non esisteva più. Da lì l'esigenza interpretata in Italia da Achille Occhetto, di "cambiare". Oggi la scena politica non è tra le più esaltanti, intendiamoci. Il "muro" però è il simbolo della fine di un'epoca. Ed è giusto celebrarla anche oggi. Così come è giusto celebrare la libertà. In quest'epoca, credetemi, non è un fatto scontato. Inutile dire che la foto che ho scelto per commemorare questo anniversario non è casuale.
Massimo D'Antoni

sabato 7 novembre 2009

MAFIA: COMPLETATA LA DEPOSIZIONE DEL PENTITO CALOGERO RIZZUTO. "TANGENTI A COSA NOSTRA DALLA ROCCO FORTE, DALLA SIGENCO E DALLA LATERIZI FAUCI".

da http://www.grandangolo-online.com/. Ha deposto ininterrottamente per due giorni all’interno dell’aula bunker del carcere di Rebibbia a Roma. Dopo l’esordio, in video conferenza, nel processo Camaleonte, che si celebra davanti ai giudici del Tribunale di Agrigento, questa volta Calogero Rizzuto, ex boss di Sambuca di Sicilia ed oggi apprezzato collaboratore di giustizia, ha fatto irruzione nel processo Scacco matto, il troncone che si celebra con il rito ordinario. Rizzuto, anche questa volta è apparso lucido e puntuale mettendo a fuoco fatti, circostanze e attività che hanno avuto dignità e rilievo penale. Alle cose già note e risapute, Rizzuto ha ribadito di essere stato iniziato con il rito della punciuta e della santina bruciata cui ha fatto seguito la lettura e il giuramento su una sorta di regolamento per gli appartenenti a Cosa Nostra da rispettare fino alla morte. Alcuni passaggi delle ferree regole della mafia sono interessanti: tra mafiosi è obbligo di dire la verità; non impossessarsi dei soldi dei “fratelli”. Poi, una lunga sequela di accuse, soprattutto nei confronti degli appartenenti al clan Capizzi di Ribera che, come ha affermato lo stesso Rizzuto, aveva deciso di sopprimerlo. Ed anche il boss latitante Giuseppe Falsone avrebbe coltivato questa idea dopo l’iniziale benevolenza con la quale aveva accolto Rizzuto all’interno di Cosa Nostra. Il pentito di Sambuca di Sicilia ha rievocato i cinque incontri avuti con il latitante Falsone, quasi tutti finalizzati a pianificare estorsioni e imposizione del pizzo. Regola ferrea alla quale non sono sfuggiti nemmeno sir Rocco Forte e la sua società; gli imprenditori della Sigenco, Fauci Laterizi, e la ditta che sta realizzando l’acquedotto Favara di Burgio. Il processo Scacco matto è stato rinviato al prossimo 10 novembre, Tribunale di Palermo, per interrogare un testimone. Intanto, la prevista trasferta romana di tre giorni è stata ultimata con un giorno di anticipo. E domani l’interrogatorio di Rizzuto è stato annullato dato che il collaborante è stato sottoposto ad esame sia dai pm che dagli avvocati della difesa in maniera esaustiva in soli due giorni. Franco Castaldo (Direttore di Grandangolo)
Ricordo infine che Rizzuto ha anche dichiarato in qualche verbale precedente (tutto da verificare, naturalmente) che Cosa nostra alle elezioni regionali del 2008 avrebbe "indicato" alle famiglie di votare per il poi eletto deputato regionale dell'Udc Salvatore Cascio. Massimo D'Antoni

martedì 3 novembre 2009

LA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO BOCCIA IL CROCIFISSO. SENTENZA VERGOGNOSA, IL GOVERNO FA BENE A PROPORRE APPELLO

da http://www.repubblica.it/: «La presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche è "una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni". E' quanto ha stabilito oggi la Corte europea dei diritti dell'uomo su istanza presentata da una cittadina italiana». Premesso che pur essendo socialista non me ne frega un fico secco se i lungimiranti (sic!) socialisti spagnoli di Zapatero avevano già "espulso" Gesù dalle aule scolastiche, da laico trovo la sentenza della Corte Europea vergognosa, perché garantendola agli altri nega a me (cittadino italiano ed europeo) la libertà di culto. Sì, è vero, ormai siamo un Paese multirazziale, ed è vero anche che nessuno ha il diritto di negare il diritto dei nostri ospiti di professare la propria religione. Siamo, però, anche un Paese cristiano (non da oggi), e nessuno ha il diritto nemmeno di negare a me (Cristiano) di dare a mio figlio l'educazione religiosa confacente alle mie convinzioni e alla mia libertà di culto e fondata su una tradizione e su una cultura lunga oltre 2000 anni. Che male fa il Crocefisso nelle aule scolastiche? Io trovo che la sua presenza fosse il rispetto di una tradizione non solo religiosa ma anche culturale per il 95% dei cittadini italiani. Le garanzie doverose in favore delle minoranze stanno inficiando quelle che le istituzioni devono fornire a noi in quanto cattolici e credenti in Cristo Gesù. Io non obbligo nessuno a credere in Cristo. In Italia si sono costruite le moschee, la Costituzione (la Corte lo sapeva?) garantisce il diritto di culto. Non mi risulta che in certi Paesi ci sia la stessa attenzione e tolleranza nei confronti dei non musulmani o dei Cristiani. Ecco perché quella della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo è una sentenza che trovo vergognosa, e fa bene il Governo italiano ad appellarsi contro una decisione solo modernista e poco rispettosa della sensibilità dei cristiani, poco rispettosa di me, dell'educazione religiosa che intendo dare ai miei figli (almeno fino a quando loro in autonomia non potranno decidere da soli). La ricorrente italiana contro il crocefisso è "contentissima". Credo solo di essere finita sulle prime pagine dei giornali.
Massimo D'Antoni

lunedì 2 novembre 2009

MOZIONE DI SFIDUCIA: UN ERRORE A RIBERA, UN ERRORE OVUNQUE. A DECIDERE SE BOCCIARE UN SINDACO SIANO I CITTADINI, NON 13 CONSIGLIERI COMUNALI

Ho registrato l'ultima puntata di Vesper, in onda da domani. Argomento di discussione: la crisi politica a Ribera scaturita dalla presentazione della mozione di sfiducia contro il sindaco Nino Scaturro. Ho registrato la trasmissione, ho garantito il dibattito, ho messo a confronto maggioranza e opposizione, non ho fatto trapelare la mia opinione. Qui, però, non ho alcuna difficoltà a dire come la penso. E dico che la mozione di sfiducia è un errore, il classico atteggiamento di chi sfrutta uno strumento consentito dalla legge per un mero obiettivo politico. Questo lo penso sin dal 1999, quando fu sfiduciato Ignazio Messina, che non è proprio un personaggio con cui politicamente io abbia qualcosa in comune, al contrario. Che senso ha interrompere un'azione amministrativa a due anni dalla sua scadenza naturale? Che senso ha far piombare il comune nel baratro del commissariamento? Che senso ha costringere i cittadini a votare anzitempo per le mire (immagino personalistiche) di qualcuno? Io non lo so se Scaturro a Ribera oggi sia un sindaco così inviso all'elettorato locale. Se anche così fosse le regole della democrazia imporrebbero in ogni caso di aspettare la fine di questo mandato consiliare-politico. E' per questo che si vota ogni 5 anni. E smettiamola, per favore, con i presunti "danni" che si starebbero producendo alla città e con i supposti salvatori della patria pronti a risolvere i problemi. E sono deluso da chi, come lo sfiduciato sindaco Giuseppe Cortese, oggi sia in prima linea per sfiduciare Scaturro. Ciò che viene furoi è che i partiti vogliano vendicarsi di chi (Scaturro) ha vinto le elezioni contro i partiti. Tutto questo non vuol dire che Scaturro non abbia commesso errori (come quello ad esempio di inseguire sin da subito i partiti). E' sempre stato così. Una storia che si ripete. Una storia che mi provoca grandissima tristezza. Perché la gente comune, secondo me, tutti questi giochetti non li capisce. Non li vuole. Scaturro da bocciare? Lo decidano i cittadini nel 2011, non 13 consiglieri comunali nel 2009.
Massimo D'Antoni

L'IDEA DI UNA PISTA CICLABILE DA CASTELVETRANO A CATTOLICA ERACLEA. BASTA NOSTALGIE, E' IL MOMENTO DI PENSARE AL FUTURO.

Scatenerò forse l'ira dell'amico Pietro Fattori, o il dissenso dell'altro mio amico (ed editore) Gianmarco Aulino. Sento il bisogno di dire, tuttavia, che la loro opposizione all'idea di una grande pista ciclabile sulla ex strada ferrata risenta di un pregiudizio tutto nostalgico e assai poco attuale. Pensare che su quei binari (ma quali binari in via al Lido??) si possa riproporre una linea a scartamento ridotto (d'accordo, per finalità turistiche) è a dir poco utopistica. Anche perché le Ferrovie dello Stato intendono dismettere questo loro patrimonio. Trovo interessante l'idea di una lunga pista ciclabile. Il buon Ignazio Napoli, ottimo professionista prestato alla politica a Menfi si sta dando da fare per convincere i comuni dell'hinterland ad accelerare i tempi per presentare un progetto finanziabile con le misure del POR Sicilia. Obiettivo: una pista che "copra" il tratto tra Castelvetrano e Cattolica Eraclea. Sognare non costa niente. Ma che importa? La sensazione che sto avvertendo è che di fronte alla possibilità di fare qualcosa ci si opponga con un lavoro alternativo (peraltro ben fatto, parlo dell'elaborazione grafica della Associazione Kaos) ma sicuramente molto più difficile da realizzarsi.
Massimo D'Antoni

sabato 31 ottobre 2009

RUTELLI SE NE VA. NE SONO SINCERAMENTE DISPIACIUTO.

Nel 2001 fu il "mio" candidato contro Berlusconi. Nel 2009 lascia il Pd che, pure, aveva contribuito a fondare. Non so cosa si aspettasse dal nuovo partito Francesco Rutelli. Mi domando se avesse fatto tale scelta nel caso in cui fosse (ri)diventato sindaco di Roma. Non è successo. Il suo percorso politico si è prestato a tanta letteratura. Lui rifiuta l'etichetta di "tedoem". La folgorazione sulla via di Damasco di un terzo polo (progetto tentato con annesso fallimento ormai troppe volte in passato) mi lascia perplesso. Sono dispiaciuto. Il Pd aveva bisogno di uno come Francesco Rutelli, ottimo Ministro dei Beni Culturali con il Governo Prodi. Dove andrà? Farà un progetto con Pierferdinando Casini, capo di un partito che in Sicilia (come raccontano i pentiti) ha visto troppi dirigenti dialogare (diciamo così) con i mafiosi? Buon divertimento Rutelli. Sono sinceramente dispiaciuto che tu abbia fatto questa scelta.
Massimo D'Antoni

lunedì 26 ottobre 2009

CRITICATO PER L'ACCORDO CON TURTURICI, IGNAZIO MESSINA RISPONDE CON IL CONTRATTACCO. RACCONTA LA SUA STORIA, MA COMMETTE UN SACCO DI ERRORI. VOLUTI?

BUON LAVORO AL NUOVO SEGRETARIO DEL PARTITO DEMOCRATICO PIERLUIGI BERSANI

Le Primarie "sovrane" hanno incoronato Pierluigi Bersani come nuovo Segretario del Partito Democratico. Uomo capace, persona perbene, Bersani saprà portare avanti un progetto moderno di alternativa al berlusconismo imperante, dove perfino uno come Tremonti rischia il posto perché ha il coraggio di dire quello che pensa.
Massimo D'Antoni

domenica 25 ottobre 2009

A DIFFERENZA DI BERLUSCONI MARRAZZO HA DECISO DI "SPARIRE". PERO' HA RAGIONE CHI DICE CHE DEVE DIMETTERSI. L'AUTOSOSPENSIONE NON ESISTE!

Viviamo in un mondo strano. "Lui" non si dimetterebbe mai (e d'altra parte non si è mai dimesso), nemmeno di fronte agli scandali più scandalosi (e non solo quelli sessuali, s'intende). I suoi colonnelli però pretendono che Piero Marrazzo si dimetta, e che non si autosospenda. La premessa era d'obbligo, per spirito d'appartenenza (lo dico anche a beneficio del mio lettore che solo ora ha scoperto le mie idee politiche, criticate anche dai modernisti socialisti e zapateristi). Tuttavia, devo anche ammettere che la storia dell'autosospensione in effetti è un abuso. Se Marrazzo vuole "sparire" (ipse dixit), deve dimettersi. La manfrina dell'autosospensione è solo un modo per prendere tempo e per arrivare alle prossime elezioni cercando il candidato migliore per poter rivincere le elezioni. Non ha senso. Marrazzo adesso deve risolvere i suoi problemi familiari? Ebbene: deve lasciare la carica di Governatore. Non esiste alcuna facoltà autosospensiva. Per il resto questa vicenda non credo abbia inciso più di tanto sul successo delle Primarie del Partito Democratico.
Massimo D'Antoni