sabato 5 dicembre 2009

SCIACCA: IL CENTRO DESTRA REPLICA A VITO BONO: «NON E' VERO CHE NON VOGLIAMO FARE LAVORARE IL SINDACO». GUARDA IL VIDEO

giovedì 3 dicembre 2009

GIUSTA LA DECISIONE DI NON TRASMETTERE IN DIRETTA SULLA RAI IL "NO B-DAY". IL PRINCIPIO DEL SERVIZIO PUBBLICO SE CI PIACE DEVE PIACERCI SEMPRE

So già che a qualche purista la mia posizione non piacerà, ma trovo corretta la decisione di Viale Mazzini di negare la diretta RAI (al Tg3) al "No B-day". Perché delle due l'una: o il servizio pubblico ci piace sempre, oppure ci piace quando ci conviene. Questa manifestazione (pur legittima) secondo me non rispetta i parametri del servizio pubblico. Come non li rispetta l'informazione del Tg 1 e del Tg 2, intendiamoci. La questione di principio, pero', ha un valore se la consideriamo in un regime di continuità, non quando e se ci conviene. La Rai, ovviamente, dovrà "coprire" l'evento con accurati servizi giornalistici negli spazi deputati. E immaginatevi se Santoro ad Annozero non se la scialerà. Ma la diretta mi sembrava un po' troppo. E' la mia opinione, naturalmente. E le accuse di Di Pietro al Pd sinceramente fanno proprio sorridere.
Massimo D'Antoni
da www.repubblica.it - Il sit-in dei ragazzi del comitato No B-day davanti alla sede Rai di Viale Mazzini, non è servito: la Rai ha detto no alla diretta sul Tg3. "E la colpa - sostiene Antonio Di Pietro - è anche del Pd che non ci ha "messo la faccia". Il leader dell'Italia dei Valori polemizza con Viale Mazzini e con il Pd: "Se la dirigenza del Pd ci avesse messo la faccia sulla manifestazione di sabato prossimo e non si fosse ridotta a questa pilatesca fuga, oggi la Rai e la commissione di Vigilanza non avrebbero avuto la sfacciataggine di dire no. Mi appello ai dirigenti assenti per ripensarci", conclude Di Pietro. "Farà più rumore la loro assenza che l'umiltà di chi sta in seconda fila". Bersani: "Nessuno ci metta cappello sopra". Una polemica a distanza tra il leader dell'Idv e Pier Luigi Bersani, segretario del Pd, che nno ha fatto attendere la sua risposta: "Noi abbiamo rispetto per i movimenti e abbiamo la speranza che nella loro autonomia riescano a dare un contributo in difesa dei valori costituzionali. Se qualcuno ci mette il cappello, fa danno a questa speranza. Nell'autonomia, ci saranno tanti di noi".

mercoledì 2 dicembre 2009

SCIACCA. IL SINDACO VITO BONO REPLICA ALL'OPPOSIZIONE A RUOTA LIBERA: DAI DEBITI FUORI BILANCIO ALLE CONSULENZE. GUARDA IL VIDEO.

martedì 1 dicembre 2009

ECCO COSA PENSA GIANFRANCO FINI DI SILVIO BERLUSCONI

PROCESSO BREVE: A POCHE UDIENZE DALLA FINE, RISCHIA DI SALTARE IL PROCEDIMENTO CONTRO I PRESUNTI RESPONSABILI DI SILVANA ATTARDI. IL MARITO PROTESTA.

Si è incatenato davanti al tribunale di Palermo per protestare contro la riforma del processo breve, che rischia di far finire in prescrizione il procedimento contro i presunti responsabili della morte della moglie. Protagonista dell'iniziativa è Matteo La Placa, 40 anni, di Sciacca, che dopo qualche ora ha ottenuto di essere ricevuto al palazzo di giustizia ed ha cessato la protesta. La consorte, Silvana Attardi, morì all'ospedale Imi di Palermo per complicanze seguite a una cura ormonale alla quale si era sottoposta. La Placa denunciò i medici. La vicenda qualche mese fu al centro di una puntata di "Mi manda Raitre". "A poche udienze dalla sentenza la possibile prescrizione rischia di far saltare il processo", ha detto il legale di La Placa, Salvatore Petronio.
Massimo D'Antoni

domenica 29 novembre 2009

MENTRE IL PREMIER CONTINUA A INFONDERE OTTIMISMO AL MONDO, I NUMERI DELLA CRISI SONO SEMPRE PIU' ALLARMANTI. (E NON NE SONO AFFATTO COMPIACIUTO)!

da www.unita.it: Tutti a sperare nel regalo di Natale, che però sono in molti a prevedere deludente, ultimo atto di un anno disastroso. Più che un regalo, un miracolo. Confcommercio stima che nel 2009 il calo dei consumi si attesterà intorno al 2%, Confesercenti concorda, le associazioni di consumatori parlano addirittura di un -2,5-3%, che aumenta a -4% per chi è a reddito fisso. In termini assoluti, significa che gli italiani a fine anno avranno speso qualcosa come 25-30 miliardi in meno rispetto al 2008. Un crollo proporzionale alla perdita di potere d’acquisto, che secondo Federconsumatori quest’anno rispetto allo scorso sarà di 980 euro, 3.600 per chi (centinaia di migliaia di persone) ha un cassintegrato o licenziato in casa, spiega il presidente Rosario Trefiletti. A Natale, le stime convergono, gli italiani spenderanno in regali meno del già magro 2008: in media 174 euro contro 190. Per consolarsi, partiranno, fosse anche solo per due giorni: il turismo terrà, dice Confesercenti, si sposteranno in 16 milioni. Ma questa sarà l’unica nota positiva. Tanto che i consumatori (Trefiletti ha in mente un Natale a meno 35%) insistono: anticipate i saldi proprio al periodo natalizio, stile Usa. Le organizzazioni di categoria respingono la proposta al mittente: «non possiamo, già abbiamo gravi difficoltà», dice il presidente di Confesercenti, Marco Venturi. E a loro volta chiedono al governo di detassare le tredicesime e tagliare gli sprechi miliardari della spesa pubbica, ovviamente invano. L’immobilismo nella ricerca di soluzioni non può che generare mostri. CIRCOLO VIZIOSO È l’80% degli italiani a dichiarare di spendere meno, rileva l’Osservatorio sui consumi. Oltretutto, quello di quest’anno è un crollo che si assomma al meno 0,9% del 2008, e che la prevista risalita, l’anno prossimo, allo zero virgola qualche decimale non riuscirà a ripianare. Il commercio affonda nella crisi: con meno soldi in tasca si compra meno, la produzione cala, basti pensare alle auto o agli elettrodomestici, e i negozi arrancano quando non chiudono (Confcommercio prevede un saldo negativo delle attività di 20mila unità al 31 dicembre). Il circolo vizioso non è ancora chiuso, c’è l’altro lato della medaglia: nel settore del commercio sono circa 15mila i lavoratori colpiti dalla crisi, di cui 3mila con contratto di solidarietà, più di 2mila in mobilità e 4.500 in cig (il numero di ore concesse nei primi 9 mesi equivale al complessivo dell’ultimo triennio, e registra più 330% sul 2008). Tutte persone che avranno sempre meno da spendere, e così via. Non bastasse, questi solo i dati dell’emergenza. Cui va aggiunta tutta un’area grigia di imprese, soprattutto nella grande distribuzione (400mila addetti), che sopravvivono cercando in ogni modo di ridurre l’incidenza del costo del lavoro: aumentando l’uso del part-time, che già raggiunge il 70% dei lavoratori, e dei contratti atipici, chiedendo una sempre maggiore flessibilità, facendo saltare gli integrativi, come hanno fatto Pam e Carrefour, quest’ultima obbligata al ripristino almeno fino al 31 dicembre dal Tribunale di Torino cui i sindacati si sono rivolti. Dice Maria Grazia Gabrielli, della segreteria nazionale Filcams-Cgil: «È impensabile che a pagare la crisi siano solo i lavoratori, sempre più vincolati alle esigenze delle imprese. Le condizioni di lavoro peggiorano ovunque: se l’idea è andare al ribasso, significa che quando la crisi sarà finita ripartiremo da posizioni peggiori per tutti».

SI APRONO LE PORTE AL PRIMO CARNEVALE ESTIVO DELLA STORIA? UN'IPOTESI TUTT'ALTRO CHE PEREGRINA.

Ridotti i fondi per il prossimo Carnevale di Sciacca. 100.000 euro in meno rispetto all'ultimo budget. E' quanto è venuto fuori dalla puntata di VESPER che ho dedicato all'argomento e che ho registrato venerdì scorso. Ma la notizia più importante venuta fuori dal dibattito è che il Carnevale 2010 potrebbe slittare alla prossima estate. Troppe cose sono ancora in alto mare, il bando non è pronto, i carristi dell'Unione sono disposti a rinviare tutto, con il vicesindaco Brunetto l'amministrazione non mi è sembrata "insensibile" verso tale prospettiva. Una prospettiva che personalmente trovo interessante, perché permetterebbe (certo, non a maggio) di sperimentare il Carnevale estivo, come reale attrattiva turistica. E nessuno potrebbe strumentalizzare il fatto politicamente, perché è noto che nella storia non sarebbe la prima volta che il Carnevale viene rinviato. A questo punto, con i risultati finali dell'80% a favore del taglio dei fondi per garantire anche le altre manifestazioni contro il 20%, elimino dal blog il mio sondaggio rimandando alla visione di VESPER martedì alle 15 in streaming su questo sito.
Massimo D'Antoni

giovedì 26 novembre 2009

IL PROCESSO BREVE DECRETERA' LA FINE DELLA GIUSTIZIA.MENTRE ALFANO CONTINUA A METTERCI LA FACCIA UN MIO AMICO A 50 ANNI E'FINITO IN CASSA INTEGRAZIONE

Il processo breve è l'ennesimo tentativo del governo, per bloccare i processi a Berlusconi, di infognare il funzionamento della giustizia. Sarebbe anche una norma interessante se, accanto ad essa, si aumentassero i posti in organico per magistrati e personale amministrativo degli uffici giudiziari. E invece no. Non solo magistrati non ce ne sono, non solo nei tribunali non c'è più nemmeno la carta per le fotocopie, non solo il ministro (credo ancora per poco) Brunetta vuole i tornelli per i giudici fannulloni, si riducono i tempi di celebrazione dei processi. Angelino Alfano è un uomo in gamba, uno che trovo preparato. Ma sta prestando la sua faccia ad un progetto allucinante, punitivo nei confronti dei magistrati, sia di quelli che sbagliano (ce ne sono anche in questa categoria), sia di quelli che si fanno il mazzo così dalla mattina alla sera. La norma sul processo breve, dopo il fallimento del "lodo", è la fine per decreto della giustizia in Italia. Per cui, tornando indietro, ripropongo la mia provocazione (alla quale prima o poi si arriverà, di questo passo): si stabilisca l'impunità per Berlusconi, così chiudiamo la questione e cominciamo ad occuparci di cose serie. Come quella di un mio amico che a 50 anni è finito in cassa integrazione. Mentre a Roma si continua a dire che dobbiamo essere ottimisti, che dobbiamo innalzare i consumi. Mentre il Tg1, ormai sempre più "Vice Tg4" senza però il fuoriclasse Emilio Fede, ieri sera è arrivato a titolare: "Obama al telefono si complimenta con Berlusconi".
Massimo D'Antoni

MAFIA, OPERAZIONE SCACCO MATTO: PRIME RICHIESTE DI CONDANNA DA PARTE DELLA DDA PER UN TOTALE DI 300 ANNI DI CARCERE!

Condanne per un totale di trecento anni di carcere sono state richieste oggi dai Pm della Dda di Palermo nei confronti di 21 delle 33 persone coinvolte nell'inchiesta antimafia denominata ''Scacco Matto'' che lo scorso anno scoperchiò la pentola del rapporto mafia-appalti nella zona compresa tra il versante agrigentino della valle del Belice, Sciacca, Ribera e l'hinterland. Le richieste di condanna riguardano quegli imputati che hanno scelto il rito abbreviato. 20 anni di reclusione sono stati chiesti per Gino Guzzo di Montevago; 18 anni per Raffaele Sala di Burgio; 16 anni per Accursio Dimino di Sciacca, Salvatore Imbornone di Lucca Sicula, Antonio Pumilia di Menfi e Antonino Gulotta di Montevago. La condanna a 14 anni di reclusione è stata chiesta per Michele Barreca e Giacomo Corso di Menfi. 12 anni sono stati chiesti per Girolamo Sala e Pietro Antonio Derelitto di Burgio, Giuseppe Barreca di Menfi, Antonino Montalbano e Giuseppe Orlando di Ribera. 2 anni e 6 mesi ciascuno è la pena chiesta per Leonardo Tavormina di Menfi e Michele Giambrone di Villafranca Sicula, accusati di favoreggiamento. Per un'intera famiglia di Ribera, i Capizzi (due di loro si chiamano entrambi Paolo, altri due Giuseppe e uno Francesco), sono stati chiesti in totale 76 anni di carcere. Per Calogero Rizzuto, di Sambuca, che di recente ha deciso di collaborare con la giustizia, i pubblici ministeri hanno chiesto la condanna a 4 anni. I pm hanno chiesto anche l’assoluzione per non avere commesso il fatto di tre imputati, Antonio Pumilia, Giacomo Corso e Michele Barreca, tutti di Menfi. Erano accusati di danneggiamento. Per tutti gli altri soggetti coinvolti nell'indagine si procede con il rito ordinario. Vorrei ricordare infine che questa operazione nasce dal fiuto investigativo di un grande magistrato: il Dr. Salvatore Vella, al quale va reso il massimo del merito.
Massimo D'Antoni

martedì 24 novembre 2009

CASO CASCIO: SOLIDARIETA' A RMK E A CALOGERO PARLAPIANO DAL SEGRETARIO PROVINCIALE DELL'ASSOSTAMPA NINO RANDISI